L’hockey su pista e’ uno sport ingiustamente sottovalutato.
Seguito da pochi compatrioti, l’hockey e’ uno sport che sa regalare
emozioni ed eroi.
Memorabile fu la battaglia tra l’Atletico Marrano ed i fratelli Michelon.
Alti 2 metri e larghi 2 e mezzo, facevano squadra da soli e
collezionavano non piu’ di 13 denti in due bocche.
La loro leggenda termino’ in un giorno di sole slavato in una piazza
nei pressi di via Andrea Costa.
A Novara, sotto la statua del cavallo che mai divenne salame.
Senza motivo apparente, il piu’ Michelon dei due sfido’ l’ombra di una
tortora e mangio’ 2kg di gorgonzola accompagnandoli con una pianta di
geranio.
Lo spirito d’emulazione spinse il meno Michelon dei due a cacciarsi in
gola 100 ferrero rocher pasteggiando William Lawson.
Un rutto dal rintocco metallico saluto’ la goliardia del duo e fece
volar via la tortora (che porto’ con se’ anche l’ombra)
La perdita dello sfidante getto nella disperazione il piu’ Michelon
dei due che, trovatosi all’improviso senza competizione, si tramuto’
in fagiano.
Dopo una vita di stenti venne abbattuto ed impagliato da un cercatore
di castagne arrivato da Biella negli anni 60.
Se vi capita di visitare il museo rurale di Novara, nella stanza 203
al secondo piano, cercate il terzo scaffale.
In fondo a destra, vicino alla Sgulundra selvaggia della foresta nera,
troverete un fagiano impagliato.
Quello era il piu’ Michelon dei due.
Della battaglia e del meno Michelon dei due vi raccontero’ un’altra volta.
[lasciatemi stare: soffro]

Sgomento di un gatto alla vista del Freddo Cane. (reuters)
ed a marzo parto!
Devo cominciare i preparativi… allora: 2 scatole di xamamina, 2 bottiglie di grappa pesante, mutande di lana spessa perche’ la’ fa freddo e la nonna non e’ tranquilla…
Che bello quando sono a casa tra fantasmi di risaie e zanzare imperiture.
E’ tutto piu’ ridente: anche la nebbia sorride senza carie.
I sensi di colpa delle abbuffate natalizie sono leggeri.
Screzi folkloristici e vaffanculo terapeutici mi colmano la giornata di sorrisi e fraterne pacche sulle spalle.
“Sei tornato, eh?”.
“Pare.”
Ci si informa sulla piega che han preso le rispettive vite e sulle vie prese dai rispettivi capelli.
“Lo prendi sempre in culo?”
“Solo dopo i pasti. Ho sentito che sei stato in Brasile”
“Si sono tornato ieri”
“Ed i capelli?”
“Cosa?”
“Tornano?”
Segue poi uno ’sturm’ di superalcolici, bevuti con molto ‘drang’ , accompagnati da sani cristoni natalizi da spizziccare sorridendo.
Bestemmie da posare sul tavolo, al momento buono, come se fossero la briscola piu’ alta.
“Cosa beviamo?”
“La bottiglia piu’ a destra.”
Sorride e si volta verso il bancone per ordinarla.
Il giro dispari e’ sempre suo ed i giri non pareggiano mai.
Dovro’ tornare, ancora, per sdebitarmi.
alla fine mi han fatto volare su un cazzo di coso con le eliche.
Una per parte e pure fatte male.
Con le pale che sembravano buttate li’ come i bastoncini dello shangai.
L’elica di sinistra era la piu’ brutta ma migliorava un po’ quando girava.
Si rinvigoriva nell’aspetto e la confusione delle pale nascondeva i buchi della mitraglia.
Ad ogni modo inforco la scaletta dell’aereo che sono gia’ sbronzo.
Arrivo su ed il caporalmaggiore mi aspetta vicino alla cabina per dirmi:-’dmorning-
Io capisco sega.
Gli mostro il biglietto, dichiaro di essere il Minotauro in persona e mi dirigo convinto verso il mio posto.
Che sbaglio.
Il feldmaresciallo mi segue e, Tuttocittà alla mano, mi spiega che il mio posto e’ quello dietro.
Mi indica chiaramente una via sullo stradario e, con la punta del mitra, ne segue il percorso fino ad arrivare a Malpensa.
“this is the airplane…”, mi dice.
Poi mi indica il corridoio centrale e “as you can see”… insomma il mio posto e’ quello dietro e io sono uno stronzo.
Bah, sta di fatto che poi il coso perde peso e si alza nonostante le eliche.
Mi ritrovo sulle alpi.
Io, la Luftwaffe e pochi altri deportati.
e quindi questa notte parto.
Monaco.
Ma monaco nel senso di baviera, mica costa azzurra.
Qui si va al fresco.
Mi alzo alle 3 della notte, 30 minuti e salgo sul taxi poi alle 4.20 prendo il treno a cadorna e alle 5.30 faccio il check-in.
Tutto tranquillo.
E chi si agita mai?
Nessuno.
Poi l’aereo vola…
Ma son dettagli.
Mica ci si agita per i dettagli.
Al massimo prima di partire butto giu’ la xamamina con la grappa.
Faceva bene agli alpini, fara’ bene anche a me.
A monaco mi viene a prendere il carlo.
Tutto a posto.
Due colpi di grappa ed e’ tutto in bolla.
Cosa vuoi che sia.
Se va male, mi puntello con la grappa forte e l’aereo diventa la linea verde.
Al piu’ arrivo a monaco sbronzo come un’alce canadese.
Il carlo non vuole.
Si preoccupa.
Dice che l’aeroporto di monaco e’ grande e se mi sbronzo lui non mi trova piu’.
Carlo, non ti preoccupare, basta che segui le urla della gente: io sono quello che piscia sulla colonna
vabbeh, sabato vado a vedere ’sto appartamento.
Monolocale 30 mq con 35 mq di terrazzo.
All’appuntamento trovo un ustionato dentro una camicia hawaiana.
Sorride con denti troppo bianchi per essere intonati con la camicia.
Salgo all’ottavo piano per vedere l’appartamento.
Lui arriva dopo perche’ in ascensore ci sta una persona alla volta.
Mi da le istruzioni: “Scendi al sesto piano e poi prendi la prima scala a destra e fai ancora due piani.”
E cosi’ sia.
Arrivo.
Suono.
La porta si apre su una branda da camerata.
Dietro ad essa i soliti 4 fuochi dell’angolo cottura.
E’ una mansarda il cui tetto ha una inclinazione di 45 gradi.
Dei 30 mq, 15 sono calpestabili, 10 carponabili e i restanti 5 sono strisciabili.
Ometto la descrizione della donzella in tuta smunta che abitava il monolocale.
Lei e’ solo una vittima.
Nel frattempo arriva anche il proprietario.
Fa il suo ingresso trionfale nell’atrio del monolocale urlandone le infinite qualità.
Mi cinguetta la descrizione del bagno, ricavato scavando i muri in prossimità di un angolo, e si sofferma appena sul fatto che non c’e’
il bidè… ma che comunque questo non comporta un problema.
Poi ci spostiamo sul terrazzo di 35mq che, all’esame del mio personalissimo senso della vista, si rivela un balcone 4 metri per 1.
Lui sostiene che ci si mangia comodi in due.
D’istinto, non posso astenermi dal disquisire lungamente sulla natura intimamente soggettiva del concetto di comodità prima di fargli notare che, quel che è comodo per un fachiro, non lo è per me.
Lui non coglie e mi invita a seguirlo “di là”, nella parte carponabile del monolocale.
Si spinge oltre e arriva nella parte strisciabile.
Apre una porta alta un metro.
Ci si infila dentro a carponi e mi invita nuovamente a seguirlo.
Iddio lo seguo!
A quattro zampe arriviamo in fondo a quel cunicolo lungo due metri e alto uno.
Mi mostra orgoglioso una lavatrice incastonata nel muro.
Sempre a quattro zampe, ruota la testa verso di me e mi dice: “Non immagina la comodità di avere un ripostiglio in un monolocale”.
“Ma vaffanculo…” e dopo cio’ inizio le manovre per uscire dal cunicolo.
E’ tempo di cercare lavoro all’estero